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IL GEOLOGO

 A proposito di orgoglio ginosino, di gravine, di interventi e di mappature del territorio voglio richiamare un articolo scritto su La Goccia a luglio del 2009.

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Colpisce e sorprende per la passione e la foga con la quale Maria Adelaide Binetti, geologo, si scalda nel documento-relazione-intimazione-diffida, non si capisce bene cosa sia, pubblicato da La Goccia n. 14/16 del 18 luglio 2009.

Rimane però un documento molto interessante dal punto di vista tecnico-amministrativo perché fa una fotografia chiara ed efficace della situazione del nostro patrimonio rupestre/caveoso, della sua gestione e della sua conservazione. E’ anche molto determinata, l’autrice, nella attribuzione delle responsabilità connesse alle azioni e/o alle omissioni relative.

Per la prima volta un tecnico partendo dalla constatazione che lungo la gravina sono presenti più livelli di grotte, che ignorando la presenza di tali grotte e senza conoscere il modello geologico del sottosuolo (fratturazione e degradazione del tufo) sono stati realizzati insediamenti in prossimità del ciglio della gravina, nonché opere di urbanizzazione e traffico di mezzi pesanti che possono causare improvvisi dissesti; che senza preventive indagini geognostiche sono state realizzate strade condotte idriche e fogna aggravando la vulnerabilità delle fasce di rispetto; che sono stati impiegati mezzi meccanici pesanti su cavità ipogee ignorando gli effetti delle vibrazioni sul suolo e sottosuolo; che la mancanza di regolamentazione e smaltimento delle acque superficiali su strade che sovrastano cavità creano infiltrazioni nelle volte e favoriscono processi di decadimento.

A dimostrazione di ciò cita i casi della casa di via Pescarella resa inagibile dallo smottamento del ciglio della gravina del febbraio 09, sotteso dalla presenza di antiche cave, e di un vigneto sprofondato nelle vicinanze (compresa la casa in costruzione che in quell’occasione una mattina non fu più trovata, inghiottita dalla voragine). Si ricordi anche il caso di una grotta all’imbocco di via Matrice accessibile da via Bacco, la cui volta fu abbattuta da inconsulti lavori di impianto della rete del gas, senza alcuna preventiva indagine. Di nostro possiamo anche aggiungere il frantoio ipogeo sepolto dai mezzi meccanici per la realizzazione della strada che raggiunge la scuola Lorenzini, sul ciglio della gravina in zona Piantata. Clamoroso poi il caso della condotta fognaria realizzata in zona Piantata nel 2008 con escavazioni meccaniche, con cedimento di una stradina in area a “suscettività molto limitata”, per cui precipitò in gravina un piccolo escavatore e il suo operatore.

In conclusione il geologo, oltre alla estemporanea sollecitazione “a tutelare a scopi turistici e didattici il patrimonio geologico e speleologico di Ginosa..” che poco ci azzecca con il resto del documento, sollecita gli amministratori ad assicurare la pubblica incolumità attraverso mirati studi geologici e speleologici mirati a ricostruire un modello geologico del sottosuolo per individuare, classificare, catalogare e mettere in sicurezza le forme e i tipi di cavità naturali e antropiche presenti lungo la gravina di Ginosa.

Non posso non convenire con la dottoressa Binetti non sulla urgente, ma sulla urgentissima necessità di procedere alla classificazione e alla catalogazione di tutto il patrimonio rupestre, non solo quello geologico e speleologico, ma anche quello di tipo naturistico e paesaggistico con una mappatura completa di tutto il patrimonio. Una mappatura che serva da strumento di lavoro assolutamente necessario per stabilire primariamente un ordine di precedenza negli interventi da realizzare, per fare in modo che non si vadano a spendere soldi in opere non essenziali o non urgenti mentre intere aree del patrimonio rupestre vanno in malora.

 

 

luglio 2009

 

 

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