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La Chiesa e gli affari italiani

Il CORRIERE DELLA SERA del 13 ottobre 2010

Rubrica Lettere al Corriere

Caro Romano, ancora una volta lei dichiara incompatibili con il Concordato del 1984, gli interventi della Chiesa negli affari interni italiani, citando il caso del referendum sulla procreazione assistita e il disegno di legge sulla convivenza degli omosessuali. Tali interventi sono limitati agli argomenti su cui la Chiesa esercita la sua azione, e dal mio punto di vista la CEI, non il Vaticano, è un’organizzazione di cittadini italiani che esercita i suoi diritti di partecipazione alla vita pubblica esattamente come la Confindustria, i sindacati, l’associazione parrucchieri, o qualunque altra organizzazione di cittadini. Perché allora, secondo lei, i vescovi non dovrebbero poter parlare da cittadini italiani ad altri cittadini italiani? Michele GALANTE  michele.galante@libero.it

Risponde Sergio Romano

Mi è difficile considerare “associazione di cittadini” una istituzione in cui il presidente è nominato dal Papa ed è stato per molti anni il vicario del vescovo di Roma

 La risposta di Romano mi sembra debole, non solo perchè non è argomentata. E' superficiale e mantiene  pregiudizio  ispirato da una antica militanza anticattolica. Io sono convinto che per quanto ci possa essere un filo diretto tra la CEI e il Vaticano, paese straniero, la CEI è una organizzazione italiana che persegue fini legittimi per il bene degli italiani ed ha pieno diritto di cittadinanza. M.G.

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