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LA CIRCUMVALLAZIONE

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 LA CIRCUMVALLAZIONE

Devo confessare che io i cugini laertini non li capisco. Mi perdoni don Franco e tutti gli amici confinanti di quel paese, non è che ce li voglia mandare, ma proprio non li capisco. Sarà un mio limite, un problema di inadeguatezza di fronte alla realtà delle cose. I laertini, mi pare, sono a dir poco dispersivi, esagerati. Hanno delle strade eccessive, troppo larghe! Chi gliela fa fare? Ma a che servono? Che ci fanno con una strada a quattro corsie che attraversa bellamente mezzo paese, si sono montati la testa? Vuoi mettere le nostre strade di 5 metri dove sai tutto del vicino di casa, quello che mangia, quando va al cesso e quando fa le fusa con la moglie? Vuoi mettere il piacere di cercare inutilmente un parcheggio, quello di rischiare un cazzotto per un posto macchina, o quello di trovare le macchine parcheggiate alla cazzo di cane? E che dire della bellezza delle strade che nascono cieche sotto un bel palazzone di quattro piani che riesce a crescere abusivo senza che nessuno, ma proprio nessuno nessuno lo veda? Avranno mai loro, il piacere?

Avranno mai il piacere di avere una casa a strapuntino, come un corpo di guardia, messa su un incrocio, quello di Cavese, con una rampa che dal garage sputa le macchine direttamente a centro dell’incrocio, per vedere se siamo bravi a scansarle? E siccome una non basta, anche più giù, di fronte alla rotonda, ci siamo fatti un bel palazzo saracinesca che si annuncia a chi viene dal mare su un’area, dicono i maligni, destinato originariamente a parcheggio, dove è nato un palazzo che chiude una strada e che nessuno, ma nessuno nessuno, ha mai notato, con un’altra rampa che sputa le macchine giusto al centro dell’incrocio. Una figata unica, esclusiva. Vuoi mettere?

Non parliamo poi di Castellaneta, pensate che ci hanno fatto anche dei giardini in città, con il prato inglese, le palme e un parcheggio tanto esagerato che ci trovi sempre posto.

Noi no, noi. Noi abbiamo altri gusti. A via Montescaglioso c’era un marciapiedi troppo largo, forse addirittura due metri, fatto quarant’anni fa da persone (troppo) lungimiranti, una strada un po’ più larga del “normale”. Abbiamo fatto giusto in tempo ad eliminarlo e costruirci sopra un bel palazzotto che sporge sulla via che si restringe come un imbuto. Man mano che si esce dal paese le strade si restringono a misura dell'arretramento culturale che sottende le azioni di questo paese. Quando abbiamo avuto un terreno di proprietà comunale nel nascente rione Pace abbiamo fatto la scelta giusta: niente parcheggio, niente giardini, niente area attrezzata, niente calcetto, niente piazza. Sai che spreco. L’abbiamo venduto invece ad un privato che ci ha fatto palazzi perché non si rovinasse la sky line e i bambini potessero continuare a giocare a pallone tra le auto in corsa. L’ultima piazza fatta a Ginosa, piazza Trieste, chiamiamola piazza, i ginosini l’hanno fatta una novantina d’anni fa; piccola piccola, stitica e sempre intasata come piace a noi. Poi non abbiamo avuto bisogno di farne un’altra, a meno che non si abbia il coraggio di chiamare piazza il largo Dojinita. A noi ci basta piazza Immacolata che è un luogo dove da tempo si esercita un morboso accanimento urbanistico. Facciamo tutto lì: la rosa dei venti, i gazebo, i giochi per i bambini, le giostrine, tutto lì. E siccome c’era ancora tanto spazio ci abbiamo messo anche la fontana errante e le rampe per handicappati per la scuola. Due rampe lunghe, lunghe, brutte, lunghe, brutte, lunghe, br…

Adesso sembra che si voglia mettere mano alla circumvallazione. Spero che a nessuno venga in mente di farci una strada a quattro corsie con alberatura centrale, parcheggio ai due lati e marciapiedi di quattro metri. Per carità! Queste cose lasciamole fare ai laertini e ai castellanetani che non hanno il gusto dell’urbanistica creativa. A noi piacciono le mulattiere, come via Costa della Crognola che mulattiera era e mulattiera rimarrà, per la gioia dei posteri.

 

 

Scritto il: Novembre 2009