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LAVORI nel CENTRO storico

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Lavori nella Rivolta. Ai primi di questo secolo o, se preferite, di questo millennio, era il 2003, fu portato a termine un lavoro di Recupero e tutela delle gravine nel territorio di Ginosa per una spesa di 450milioni di lire, progetto esecutivo del 1999. Il direttore lavori era l’arch. Tocci di Laterza,  ditta esecutrice la coop. 3° Millennio.  I siti interessati erano: villaggio rupestre La Rivolta, la chiesa di S. Sofia con giardino antistante, il villaggio rupestre Casale, via villa Glori, Via san Martino, Via san Giovanni, e la strada rupestre comunale delle Murge che non ho idea di dove sia.

I lavori eseguiti consistettero nella pulizia esterna ed interna delle grotte da detriti ed erbacce infestanti, ritrovamento delle vie dell’acqua scavate sul masso, fornitura  di cancelli in ferro battuto per le grotte più importanti. Furono eseguiti inoltre i lavori di pulizia delle cisterne da materiali inerti e successiva messa in opera di grate di protezione, ripristino di muretti a secco. Pulizia da conci di tufo, potatura di alcune piante di lentisco, ripristino dei muretti a secco e di recinzioni in conci di tufo. Alcuni tratti furono lastricati in pietra calcarea. Nei punti strategici furono messi in opera pannelli informativi e indicativi in ceramica a biscotto ricoperte con smalto trasparente e dipinte a mano.

Se ricordo bene in precedenza erano stati spesi altri soldi per i gradoni della Passio Christi e le vie prospicienti, prima ancora di pavimentare malamente, molto malamente, via Burrone, quella che porta allo scenario Passio Christi.

Il risultato finale fu abbastanza gradevole, mai in precedenza si era potuto ammirare quei siti così ordinati, accessibili e direi, quasi, fruibili.

Ma, purtroppo, fatti i lavori, spesi i soldi, pagati gli operatori, laggiù non si vide più nessuno, e nel giro di qualche mese le erbacce infestanti ripresero più rigogliose di prima, i muretti ripresero a sfaldarsi, i vandali a distruggere, i razziatori a saccheggiare indisturbati, l’affresco di S. Sofia continuò ad erodersi. I paroloni nel titolo del progetto: Recupero e tutela risultarono fuori posto perché non si ebbe né recupero né tutela e fu chiaro il  vero scopo dell’operazione: spendere i soldi per far lavorare qualcuno, nella logica del puro assistenzialismo.

Scrivevo nel 2003 che “i finanziamenti cominciano ad arrivare, ma in mancanza di un coerente Progetto Quadro, si rischia che gli interventi si disperdano, si sovrappongano o che vengano utilizzati a macchia di leopardo, come capita, un lavoro qui, uno là, senza una precisa linea guida e senza sapere esattamente che cosa farne dopo, rischiando che insediamenti recuperati vengano di nuovo abbandonati al loro destino, in attesa di un altro recupero”.

E infatti adesso più o meno le stesse aree già recuperate nel 2003, massimamente la Rivolta, sono di nuovo oggetto di un progetto di Recupero e fruizione per una cifra di quasi un milione di euro. Un milione. Ditta esecutrice ARCO Architettura e Conservazioni Srl di Ostuni. Lavori che sono in corso e tra poco saranno consegnati. Già consegnati invece sono i lavori di Recupero e fruizione scavi archeologici dell’Oscurusciuto, per una cifra effettiva di circa 163.000,00€.

E’ una vecchia abitudine quella di realizzare le opere e occuparsene, come dice il dottor Andreassi, soprintendente ai Beni archeologici della Puglia, solo fino alla inaugurazione. E’ il caso del parco B.Powell in zona Pierri, la zona attrezzata Cesine, lo stesso parco archeologico di via Allori: fatti e scordati.

A questo punto mi pare lecito chiedersi cosa ne sarà dei siti testé recuperati e da fruire. Dopo l’inaugurazione saranno di nuovo abbandonati a sé stessi in attesa di un altro recupero, che confermi il pensiero di Bossi circa l’improduttività della spesa pubblica meridionale? O possiamo sperare che i lavori in via di completamento siano la continuazione di quegli altri nell’ambito di un invisibile Grande Progetto, e che  saranno  resi fruibili nel senso che saranno organizzati dei servizi turistici, dei percorsi? Che saranno allocate piante autoctone, punti di ristoro e quadri informativi? Possiamo auspicarci che sarà deciso a chi affidare la gestione autosostenibile delle aree? E che sarà organizzata una manutenzione ordinaria dei siti, la loro protezione, la messa in sicurezza? Ci si ricorderà poi che bisogna fare in  modo che i turisti vengano, e che trovino altro da vedere, e qualcosa di tipico da comprare, qualcosa di speciale da mangiare, eccetera, eccetera, eccetera?

 

Michele GALANTE(2009)

                                                                                            mike.galante@libero.it

La Goccia n.8 del 24 aprile 2009