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LO GNOMMERO

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LO GNOMMERO

 

Non so se è una mia fissa o se è condiviso più di quanto io possa immaginare, ma a me capita spesso di interrogarmi sul significato e sulle origini delle parole e dei nomi, una intrigante fonte di curiosità, di divertimento, a volta anche godimento intellettuale. Da noi si trova di tutto, nomi e parole di origini molto diversificate eredità delle occupazioni susseguitesi nei secoli sul nostro territorio. Non ci siamo fatti mancare niente dal fenicio all'illirico, dal greco al bizantino, dall'arabo al longobardo, dallo spagnolo al francese.

Galante è stato ovviamente il primo nome che mi ha incuriosito; ha almeno due significati, uno, scontato significa gentile, galante con le donne e si riferisce alle qualità personali di chi in origine si è meritato il nome. Un secondo significato attiene alla Madonna. Sì, sì, proprio alla Madonna. Infatti nel XV secolo galante era un attributo conferito alla Madre di Dio. Lo scoprii indagando sulle origini dell'isola che porta il nome di mia zia, Marie Galante, e siccome non mi sembrava che lei avesse meritato l'intestazione di un'isola-stato, andai a scoprire che quel nome all'isola glielo aveva attribuito Cristoforo Colombo, nel suo secondo viaggio verso le Americhe, proprio in onore della Vergine. Quindi galante è, o lo è stato, un attributo della Vergine

Seguendo una trasmissione televisiva ho ascoltato un professore che disquisiva sul termine gnommero usato a Roma nel senso di nodo o gomitolo. Ma sì, mi sono detto, ce l'abbiamo anche noi! E' quello che Gigli chiama gnuòmmere ed ha lo stesso significato che gli dava il prof, televisivo, gomitolo, nodo, padre du gnummeriédde. Usato in modo metaforico a Ginosa si dice tenere nu gnuòmmere o stòmeche per dire avere un'angoscia, un malessere dell'anima. Non è dunque un termine solamente ginosino, esiste in più idiomi, può essere definito un arcaicismo, probabilmente napoletano.

Quando ero bambino non riuscivo a leggere il nome Glionna, lo leggevo come si legge glassa, mi sembrava un nome straniero. Credo che nella lingua italiana quella pronuncia sia quasi un'eccezione e mi sono sempre chiesto chissà che significa? Pensa e ripensa, alla fine l'intuizione venne leggendo di una forma gergale di dire, in francese, Glyonnais invece di Lyonnais, cioè di Lione. Il dottor Glionna, credo di poter concludere, doveva avere avi di origine francese, provenienti da Lione.

Altri termini hanno una diffusione internazionale come la 'ndujia calabrese, un salame fatto di frattaglie di maiale che, scopri e scommogli sembra avere la stessa etimologia dell'andouiette francese che è un salame fatto con la trippa di maiale, e che richiama alla mente la nuglia napoletana che sembra avere la stessa radice e che ha lo stesso etimo della lannugghia ginosina; fatte tutte con trippa o con interiora di maiale. Rimane il dubbio sull'origine, su quale sponda del Mediterraneo nasce la specialità, se cioè siamo stati noi a darlo ai francesi o se sono stati loro a mollarcelo. Vedremo se riusciamo ad approfondire, magari un lettore attento ce ne potrebbe parlare.

Un altro termine bellissimo, usato nel passato è attrassare, diretto erede dello spagnolo atrasar che loro usano per indicare dietro, alle spalle, mentre da noi significa più esattamente ritardare, attardarsi. Un termine che a me piace molto e che ho trovato anche in documenti ufficiali d'archivio dell'ottocento di interesse locale.

 

Sempre in Spagna, si trovano numerose assonanze con termini ginosini che confermano il legame storico mantenuto dal Regno di Napoli con la monarchia spagnola per oltre tre secoli, sotto forma di vicereame. Per esempio mantequilla, burro, che dà il nome alla nostra manteca. Anche rena, un termine dialettale, ma anche della lingua italiana, da noi oramai poco usato, in Spagna è comunemente usato per indicare la sabbia che fino a qualche anno fa da noi era la rena. Rimane il termine arena, per indicare tra l'altro il cinema all'aperto ma anche il circo, che prende il nome dalla rena che ne costituisce il fondo. Diretta appare anche la provenienza del casato ginosino Pignalosa dallo spagnolo Pena Llosa, il cui significato però non si riesce a fissare. Confidiamo in qualche buon conoscitore dello spagnolo che ci tolga dalle ambasce.

Un termine, poi, che non risulta condiviso nei dialetti dei paesi a noi circostanti è sckavarèa, con il quale, quando esisteva, indicavamo una vaschetta metallica a forma ovoidale usata per la biancheria, pronunciato con la sc alla napoletana. Oggi quelle in metallo non si usano più e quei pochi che ricordano il termine lo usano poco. Il termine è usato con lo stesso significato ad Aversa, in provincia di Caserta, ma non vi so dire dell'origine etimologica della parola, anche se la radice fa pensare a scavare, ma non ci giurerei. Anche stavolta confido in qualche attento lettore. Per concludere parliamo di caciocavallo. Qualche povero di spirito ha sottoscritto l'ipotesi che il buon formaggio, caciocavallo, abbia questo nome in virtù del fatto che si teneva appeso a cavallo di un bastone o di una canna. Mi è sempre sembrato troppo semplicistico e non ho mai creduto che fosse effettivamente quella l'origine del termine. Passeggiando per le vie di Orte un paio di anni fa mi sono imbattuto in un negozio che vendeva solo prodotti originali rumeni. In primo piano un formaggio con la scritta: caskaval! Come la mettiamo?

 

Giugno 2010