Caro direttore, l’articolo di Federica Mormando pubblicato sul Corriere della Sera di Lunedì 6 febbraio 2012, pag.21, ai miei occhi appare offensivo, discriminatorio, scorretto e prevenuto, espressione di una cultura veterofemminista ideologica, immatura e priva di buon senso.
Gli uomini secondo Mormando sono tutti prepotenti, le loro personalità si reggono su piccoli poteri come quello di maltrattare donne e bambini. Sono maleducati e impuniti e solo così si sanno affermare. Generosamente poi riconosce che ci sono anche uomini vittime degli abbandoni, sono quelli che , nel rispetto della legge e per la vendetta di mogli incattivite (non cattive, si noti, ma incattivite) si riducono alla miseria e alla depressione. Non persone disturbate o malvagie, ma ex mariti, padri normali, che non ammazzano nessuno, distrutti, per i quali l’autrice non trova nessuno da condannare.
L’effetto dell’abbandono del tetto coniugale da parte delle donne spesso per gli uomini è devastante, arrivano ad uccidere le donne e ad uccidersi. E’ vero, gli uomini si adagiano nel loro tran tran quotidiano, si dimenticano delle aspettative delle loro donne. Le donne da parte loro, da qualche tempo dimenticano di essere anche mogli e madri, sono distratte da altro. Le loro menti fragili, inevolute, dice la giornalista riferendosi però agli uomini, si nutrono dei plurimi messaggi devianti. Il loro ruolo di mogli e di madri non è più fondamentale, conta il successo nel lavoro, l’appagamento del proprio io che non si realizza più nella famiglia ma in altri campi. Rincorrono la gratificazione estetica e sociale: frequentare centri di bellezza o viaggiare, essere à la pàge è preminente rispetto al fare figli. Come scriveva Susanna Tamaro il 17 aprile 2010: siamo passati dall’angelo del focolare alla mistica della seduzione. Per queste donne la parità dei sessi non significa parità di rispetto e dignità, ma revanscismo, volontà di sopraffazione sull’uomo. Le donne, non tutte per fortuna, ma quelle fragili, inevolute e plagiate sono quelle che ritengono di avere diritto di vita e di morte sui nascituri, un bimbo ha diritto di vivere solo se le madri glielo concedono. E’ semplicemente aberrante, da tutti i punti di vista: umano morale e sociale. E’ disumano, è immorale ed è contro gli interessi generali della società che invecchia e non si ricambia.
Arrivate alle soglie della menopausa quelle donne (fragili, inevolute, plagiate) che fino ad allora hanno fatto le mogli e le madri improvvisamente decidono che devono pensare a sé stesse, che hanno diritto a divertirsi, che non devono essere più “schiave” di nessuno, nemmeno dei loro doveri e delle responsabilità assunte col matrimonio, si smarcano. Al sacrificio, al dovere, alla responsabilità accettati e sottoscritti con l’entrata nel mondo dei cittadini consapevoli e responsabili preferiscono altri valori riassunti nell’edonismo, cioè il piacere eletto a virtù: mi diverto, dunque sono. Non conta nemmeno il destino dei figli, quando ci sono, che perdono i riferimenti rischiando la loro identità psicologica.
Ma fare figli, cioè fare la moglie e la madre è uno degli obiettivi principali del matrimonio, la giornalista Mormando probabilmente non sa che l’uomo per questo si sposa, non per avere una mannequin in casa. La natura (non l’uomo sia chiaro) ha assegnato alla donna il compito della procreazione, lasciando all’uomo altri compiti, creando così le premesse per un equilibrio tra i le responsabilità dell’uomo e della donna. Questo equilibrio spesso è violato dal comportamento dell’uomo che si impone, abusa della posizione dominante, ed è vero. Ma è rotto anche dalle donne che inseguono messaggi devianti come l’articolo in questione che plagiano le donne e gli offrono illusioni alternative. L’uomo ha pianificato la sua vita su quell’equilibrio; la sua rottura è una rottura di schemi che gli sconvolge la vita e le prospettive, lo fa sentire perduto, inutile e fallito. Fatta la tara delle sue incapacità e debolezze, chi non sa reagire si sente perduto. Allora perché sorprendersi se decide di farla finita? Ammazzare la moglie è lo stesso che ammazzare sé stesso, anche quando lui sopravvive è morto, e la sua voglia di annullarsi si concretizza anche in altre forme, come la depressione, l’accattonaggio, l’autodistruzione tout court. Lo capirà Federica Mormando?
Michele GALANTE – Ginosa
mike.galantechiocciolalibero.it scritto il 10 febbraio 2012
P.S. del 16 febbraio2012. Anche stavolta Lillino il barbiere mi aggiorna sui fatti del paese; non tutti giusto qualcuno. Racconta che la settimana scorsa, tanto per dire qualcosa, ad un cliente ha chiesto: beh, come andiamo? E come vuoi che vada, ha risposto quello, mia moglie mi ha cacciato di casa. Ha detto che non mi ama più. La signora ha 40 anni, venti anni di matrimonio, un figlio di 18 anni e una di 16. Per fortuna prima di accontentare la moglie lui ha parlato con l’avvocato che gli ha consigliato di non andarsene perché rischia una denuncia per abbandono del tetto coniugale. Ora fanno i separati in casa senza sapere perché.
Ho riletto la lettera che ho mandato al direttore del Corriere, sembra scritta pensando a quella signora. Ma è solo una coincidenza che dimostra quanto è vero quello che dico. O no?

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