SAN LEONARDO 2010
Un po’ di storia. Il complesso monumentale intitolato a S. Leonardo e a Maria Mater Domini, che si trova in via Mater Domini, si erige su due livelli dei quali quello inferiore consiste in una cripta scavata nel masso con un avancorpo successivo in muratura che ne allarga la volumetria. Risalirebbe al XV secolo e conserva tracce di antichi affreschi che adornano le pareti fin dietro all’altare maggiore. Contro la facciata posta di fronte all’ingresso, vi è un sepolcro (vuoto) con l’immagine di S. Nicola dipinta sul frontone a testimonianza di antiche dignità. Il livello superiore è rappresentato dalla chiesetta ad una sola navata realizzata alla fine del XIX secolo a devozione di Catalda Tataranno, una signora senza figli che la volle dedicata a Maria Mater Domini, come la cripta inferiore che riporta sull’altare la sigla MMD (Maria Mater Domini), corredando la chiesa anche della statua della Madonna con bambino lì custodita, come testimonia l’ultraottuagenaria signora Di Tinco pronipote della Tataranno e lì tuttora residente. Successivamente la famiglia Giannatelli volle aggiungere la statua di San Leonardo completa di catene d’argento che gli dà titolo alla conservazione delle stesse. Il titolo di chiesa di San Leonardo appare perciò usurpato alla Madonna Mater Domini vera titolare. La signora ci fa sapere anche che il suo bisnonno Francesco Mancini, all’epoca della costruzione della chiesa superiore rifece l’altare della cripta e realizzò l’altare maggiore della chiesa madre (1892).
Pavimento in mattoni di creta e pareti a latte di calce insieme ad un arredo scarno, a parte una tela rappresentante la Mater Domini che appare di buona fattura, i quadri a stampa senza valore ne testimoniano la povertà, che probabilmente piacerebbe allo stesso S. Leonardo. Le vistose lesioni e le abbondanti infiltrazioni d’acqua all’interno della struttura superiore che hanno sconsigliato l’uso della chiesa per le celebrazioni, sono probabilmente diretta conseguenza dell’ultimo “restauro” effettuato. Un “restauro” semplicemente distruttivo per il quale, detto per inciso, spero che quanto prima qualcuno venga chiamato a pagare.
S. Leonardo è il santo protettore dei prigionieri, ma non solo, essendo stato lui stesso prigioniero in un bosco della Carinzia e viene perciò rappresentato con le catene ai polsi. La festa di S. Leonardo, curata tradizionalmente dalla famiglia Giannatelli, si svolgeva con una processione che portava la statua del santo a S. Martino dove rimaneva qualche giorno. Come protettore dei carcerati e prigionieri le processioni erano affollate dagli ex prigionieri di guerra ginosini e dai parenti dei prigionieri non ancora liberati. Grande era la partecipazione di popolo e i bambini vi partecipavano in massa portando accese le lumenére. Per moltissimi anni la chiesa ha ospitato le messe festive per gli abitanti del quartiere. Ai giorni nostri la chiesetta di S. Leonardo si riapre solamente in occasione della ricorrenza, ma il seguito è molto ridotto, per la ridotta sensibilità religiosa dei ginosini, non solo per l’estinzione dei prigionieri di guerra.
Ma veniamo alla nostra festa. Anche quest’anno la tradizione della festa di San Leonardo del 6 di novembre è stata rispettata. La festicciola è stata parzialmente condizionata dalle precarie condizioni di conservazione della chiesetta che hanno consigliato di non tenere al suo interno le funzioni religiose, per cui il triduo dei giorni 3-4 e 5 si è tenuto nella chiesa di Gesù Risorto mentre la messa della serata finale, il 6 novembre, si è celebrata all’esterno della chiesetta senza che la partecipazione ne risentisse, anzi.
Il piccolo spazio antistante la chiesa è stato trasformato per una sera in un salotto paesano raccolto e confidenziale dove ci si è dati alla libera chiacchiera in amicizia e semplicità. Il tempo che l’anno scorso aveva fatto sentire i rigori del periodo invernale stavolta è stato veramente clemente per cui attardarsi sul sagrato è stato molto gradevole. Gli ospiti e i visitatori hanno trovato le castagne arrostite alla brace dalla abilità consolidata del MASCI del Cuore Immacolato, i dolci numerosi e variatissimi dell’Azione Cattolica adulti e le proiezioni di vecchi filmati curati dall’A.C. ragazzi della parrocchia Gesù risorto, e infine il banco del gruppo Caritas di G. R. ha offerto un pentolone di fagioli borlotti ai funghi porcini che ha richiamato una certa attenzione fin dall’arrivo della caldaia in rame che si lasciava dietro una scia invitante e seducente. Ci sono state lunghe dissertazioni sui fagioli con i porcini che qualcuno avrebbe voluto accompagnati con crostini, altri con salsicce invece che i porcini, addirittura qualcuno li avrebbe voluti (bestemmia, bestemmia) con la trippa! Anche sulle castagne si è a lungo detto di tutto e di più richiamando alla memoria la storia di Borzello (padre) che vendendo le castagne al mercato gridava: Castagne! Accattateve le castagne, ogne tante juna bbòne! Nessuna discussione invece, nessuna dissertazione sulle focacce di Piccolo che si sono semplicemente volatilizzate in un battito di ciglia. Il vino di Russo infine, possiamo dire che era…. bianco e rosso! Il (poco) ricavato sarà devoluto alle attività benefiche che fanno capo ai gruppi organizzatori.
I festeggiamenti sono aggiornati al prossimo anno quando speriamo avremo qualche buona notizia sulla stabilità del complesso monumentale di (S. Leonardo e) Maria Mater domini. Arrivederci al 2011.

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