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Siamo tutti cineasti

Scrivere oggi è diventato facile. Il p. c. ha dato a tutti la possibilità di scrivere con una certa facilità per cui gli scrittori, nel senso generico di estensori di testi di vario genere, si sono moltiplicati e si assiste alla proliferazione di libri autoprodotti che lasciano il tempo che trovano, ed hanno senso solo nel piacere di chi lo fa e di una ristretta cerchia di conoscenti. Allo stesso modo, grazie alle tecnologie audiovisive oggi disponibili, è alla portata di tutti fare film, cortometraggi, clips. Ed è ovviamente una bella forma di espressione, creativa e divertente. Circolano da tempo filmati vari prodotti da concittadini, cortometraggi di varia ispirazione che sono visibili su you-tube, e bisogna dirlo, qualcuno anche benfatto. Gli autori probabilmente sono appagati nel vedere il numero dei contatti che aumenta e gli basta così. E’ di questo inizio di mese di dicembre la presentazione al Metropolitan di Ginosa del film Sono cazzi amari con la regia di Graziano Moro, coautore Ezio Piccolo. Il film ambientato completamente a Ginosa è un tratto molto ginosino, cioè molto provinciale, di cultura locale, e risente fortemente di questo tratto in tutti i suoi aspetti. Intendiamoci, nel suo complesso si tratta di una bella iniziativa, non ci sono attori o registi professionisti e il lavoro sicuramente è un bel divertissment interno al gruppo e, visto che ce lo hanno fatto vedere, vanno comunque tutti apprezzati per la capacità di affrontare una impresa del genere. Non ci aspettavamo un film alla Rossellini, ma però, vista la grancassa che ha preceduto la prima, nemmeno un lavoro eseguito all’insegna dei difetti ginosini: un po’ di superficialità, approssimazione, qualunquismo: cioè una cosa abbàste ca jiè. A volte sembra commedia, a volte sembra fiction, spesso sembra film realtà che vuole raccontare una storia di violenza. La recitazione è piuttosto spontanea, cioè non studiata e sempre sopra le righe. I personaggi sono sempre urlanti, o isterici e non si capisce perché come nel caso della segretaria dell’agenzia, i testi sono spesso contraddittori: a volte il capo mafioso interpretato da Piccolo sembra una maschera di durezza come fosse un film realtà, subito dopo un quaqquaraquà senza spina dorsale, come se si trattasse di una commedia. L’unica “attrice” convincente nella sua recitazione, peraltro brevissima, è Francesca Leccese, che mostra di avere il senso del ruolo e della scena. Si salva la fotografia specie nelle riprese panoramiche che rendono grazia al paese. Secondo me non basta registrare e montare una serie di sequenze per fare un film degno di questo nome. Io penso che se un gruppo di amici si vuole divertire a realizzare un film per giocare a fare l’attore, sarà sempre una cosa divertente e interessante, come tanti giochi di ruolo o di società, e quando il film sarà pronto, non ci sarà nulla di più divertente che guardare il risultato tutti insieme durante una wascezza e ridere ciascuno dell’altro e tutti insieme ricordando le situazioni, le scene, le papere, poi mandarlo su you-tube e vedere l’effetto che fa. Altra cosa è presentarsi in pubblico per una prima sbandierata a lungo, farsi intervistare e non avere nulla da dire, convinti però di aver prodotto un capolavoro. Ma per favore! Scritto nel mese di dicembre 2011