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Strade e stradine

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 L’articolo NON FACCIAMOCI MALE pubblicato nel numero 7 del 14 aprile scorso, ha destato molto interesse tra i lettori de La Goccia, qualcuno mi ha telefonato, molti mi hanno fermato per strada per approvare, qualcuno anche per dirsi disponibile a sottoscrivere in toto l’articolo perché toccava una piaga aperta nel corpo vivo del paese, un problema evidentemente molto più sentito di quel che si crede. C’è stata anche una protesta da parte di alcuni abitanti del quartiere Le Quattro Mimose i quali hanno reagito in maniera scomposta, con livore, come se invece che essere vittime dello scempio, ne fossero responsabili. (Ma l’impossibilità di accedere alle stradine del quartiere da parte dei Vigili del Fuoco soltanto qualche giorno fa, dimostra che oltre ai problemi di viabilità vi sono anche problemi di sicurezza, e anche questa è una responsabilità che gli amministratori e i tecnici si assumono con le loro azioni.)

Per chi non avesse letto l’articolo in questione, vale la pena ricordare che esso, prendendo ad esempio il mio quartiere, ma il discorso purtroppo è generalizzato, metteva in evidenza come con le concessioni edilizie, volendo soddisfare l’interesse particolare, sia pure legittimo, di un singolo cittadino si procuri danno a tutti i ginosini di oggi e di domani, che per almeno cento anni pagheranno il costo di certe scelte in termini di invivibilità dell’abitato. E tutto questo mentre le auto in circolazione aumentano in modo esponenziale, ci sono due e anche tre auto per famiglia, e continuano ad aumentare.
Nel frattempo si continuano a costruire strade strettissime che impediscono lo scorrimento del traffico causando intasamenti e inquinamento molto spinto che, l’abbiamo sentito durante la recente campagna elettorale, contribuisce a porci ai primi posti nelle statistiche sulle malattie tumorali. Del resto basta dare un’occhiata al paese, di notte dalla strada per Laterza sopra le cave, per rendersi conto di quanto sia reale la nuvola di smog di colore giallastro, il colore della peste, che sovrasta Ginosa anche quando la tramontana renderebbe l’aria fresca e frizzante.
Che cosa vogliamo fare, continuare così?
E’ chiaro che al punto al quale si trovano le cose non possiamo aspettarci miracoli da nessuno, per rinnovare il quadro urbanistico ci vogliono molte decine d’anni e diverse generazioni di ginosini, sempre ammesso che si verifichi una svolta nella politica urbanistica di questo paese. E’ anche vero però, che il momento storico che stiamo vivendo appare favorevole ad un cambiamento.
L’attuale Amministrazione Comunale parte da una posizione non compromessa con il passato e può avviarsi con il piede giusto, stabilendo nuovi parametri urbanistici minimi, una specie di Manifesto Urbanistico con il quale impegnarsi a costruire strade sempre più larghe, compensare le strettoie e i vicoli che proprio non si possono evitare con spazi adeguati nelle immediate vicinanze, realizzare piazze viali e parcheggi sfruttando tutte le possibilità, anche le più piccole, senza cedere ad interessi particolari.
E’ importante partire con il piede giusto, se si comincia a fare favori poi non si potrà più dire di no ad altri, non si devono creare precedenti. Tutto questo semplicemente perché occorre un diverso approccio con la materia, non più speculazione miope e utilitaristica di corto respiro, ma un disegno di ampio respiro, di grandi spazi e di larghe vedute, in linea con le attese degli elettori, ma anche con le promesse elettorali, un disegno intelligente e lungimirante.
Ostacoli ce ne potranno essere, o meglio potranno essere posti. Qualcuno, di corte vedute e in cerca di alibi potrebbe sostenere che gli strumenti urbanistici in vigore, ossia il Piano di Fabbricazione nelle zone di completamento e il nuovo PRG non consentono di manovrare nel senso auspicato. Ciò sarebbe vero solo nella misura in cui si cercasse, appunto un alibi, perché, non so ancora per quanto riguarda il nuovo PRG del quale potremo riparlarne, ma sicuramente il vecchio Piano di Fabbricazione è stato varato quando le prospettive di crescita e di sviluppo del paese non lasciavano supporre le dimensioni che la circolazione stradale avrebbe raggiunto ai giorni nostri, perciò di per sé non è, e non può rappresentare un limite intoccabile.
In conclusione, non ci si può nascondere dietro a un dito, sappiamo che il completamento secondo quel piano può solo peggiorare la qualità della vita portando ulteriore smog e ulteriore invivibilità al paese. Se ne prenda atto, si abbia il coraggio delle scelte difficili: si deliberi il blocco di nuove costruzioni in tutti i quartieri esistenti, s’individuino e si acquisiscano le aree libere, le si sottraggano alla speculazione trasformandole in parcheggi e aree giochi e verde attrezzato. Capiremo così, che l’aria sta cambiando veramente, in tutti i sensi.
La Goccia n.13 del 7.07.2001